domenica 5 ottobre 2014

La grande mela è più grande del previsto



Google map è ingannevole: a New York gli edifici sono così numerosi che spesso devo attraversarli per continuare il mio percorso; Le distanze sono così enormi che spesso la freccia di posizione fa fatica a muoversi; L'esigenza di ricaricare l’iPhone è così alta che spesso a Central Park ho dei miraggi e vedo dispositivi di ricarica ad energia solare (#Attstreetcharge).


Little Italy è un' overdose di striscioni tricolore che tappano la via con speciali promo vino included. Little Italy è un'orgia di parole italo-americane scritte male e accoppiate a caso: hot zeppole, best cannoli, linguini marinara e l'originale format da Taormina "salumeria pizzeria".


Chinatown è un pezzo di Cina, quella con i cinesi, no fake. In quei blocchi il cinese è la prima lingua e anche Canal street è indicata con un cartello in mandarino. I mandarini hanno cartelli in dollari. "È naturale l'acqua?" "Si, presa dal fiume" rispose il cinese. 

La passeggiata sul East River Park è rigenerante, ideale per jogging e passeggiate esistenziali di mezza gioventù. Nell'east village, all'altezza di Alphabet City, ho deviato per ammirare il tributo del leggendario Alberto "Chico" Garcia a Gil-Scott Heron: ci hanno piazzato un faro per la visione notturna. 


Al Lego store del Rockfeller Center, su 10 persone che entrano, 1 acquista e 9 cazzeggiano con selfie e foto ai mattoncini colorati. Per posizionarmi con la minoranza, ho acquistato un portachiavi. Sulle ali dell’entusiasmo, continuo sulla 5th avenue e ne approfitto per svaligiare l'NBA store con scontrino a tripla cifra sulle rime di J. Cole. 



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